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La bacheca > Clochard

Un uomo che chiamano clochard
Michel e Colette Collard-Gambiez

Estratto (pagg 170-171)

Quanto a Renaud, egli sprofonda sempre di più in un preoccupante stato depressivo e annega nell'alcolismo la perdita della fragile impalcatura messa in opera durante i suoi giorni in ospedale. Una sera in cui è ubriaco fradicio fa una brutta caduta. Le precedenti ferite sul viso si sono riaperte. Mentre Colette gli asciuga il sangue, si avvicina una signora gentile. Dice di far parte del pronto soccorso. Lo medica con cura e rispetto. Tutto ciò è davvero bello.
Poi, alla meno peggio, accompagniamo Renaud fino al posto dove dice di dormire. È dietro la staccionata di un cantiere, in uno scenario sinistro. Quando si è coricato, gli chiediamo se desidera che restiamo vicino a lui.

Tra le altre cose, pensiamo alle aggressioni che, così «esposto», potrebbe subire. Risponde di sì. Ci corichiamo al suo fianco.È allo stesso tempo dolce e amaro. Renaud si è lasciato andare, il suo alito puzza di vino. Ci addormentiamo come fratello e sorella, anche se per noi il sonno arriva tardi, a causa del rombo delle macchine che ripartono ai semafori.Poco a poco la dolcezza eclissa l'amarezza e il «lebbroso» diventa un amico. Ed è perché diventa un amico che 1'amarezza si tramuta «in dolcezza di anima e di corpo». Strana esperienza di un amore che non viene dal fascino dei profumi, dalla bellezza dei corpi, dalla complicità dei sentimenti o dall’intelligenza, ma dallo Spirito.Alle cinque comincia a cadere una pioggia sottile. Lo diciamo a Renaud, che si volta dall'altra parte. Lo copriamo allora con i nostri cartoni e ci rifugiamo nella sala d'aspetto della stazione, dove possiamo anche riscaldarci.


 
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