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La relazione d'aiuto

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Relatore Giancarlo Cursi
La relazione d'aiuto: come comprendere e sostenere una persona che si trova nella condizione di senza fissa dimora



8. I motivi che spingono sulla strada

Se si riflette sui motivi che spingono i senza dimora a lasciare tuto per vivere sulla strada, ci troviamo di fronte ad una lunga serie di fattori capaci di innescare, singolarmente o insieme, il processo di autodistruzione. Ne menzioniamo alcuni, ma la lista è solo indicativa:

  • perdita  del lavoro

  • separazione dal coniuge

  • ingiustizie subite

  • profonda sfiducia in se

  • morte di una persona chiave

  • disagio mentale

  • estrema povertà

  • malattia

Siamo sicuramente di fronte a cause importanti, che possono pesare sull'equilibrio di una persona e scavare una trincea di abbandono intorno ad essa, ma siamo lontani dalla causa principale.

9. La mancanza di relazioni

La causa principale della condizione del senza dimora è una condizione che coesiste con ciascuno dei motivi sopra menzionati: è la perdita delle relazioni, che porta inesorabilmente all'isolamento.
La mancanza di rapporti stabili conduce lentamente a tascurare il proprio aspetto, a disinteressarsi di tutti quegli elementi che la società ritiene indispensabili per poter accettare le persone, a vivere fuori dalle regole.

10. L'interdipendenza delle relazioni

Possiamo rappresentare le relazioni attraverso un grafico a torta, dove ogni spicchio rappresenta un tipo specifico di legame-ambiente: quello familiare, quello lavorativo, il vicinato, gli amici, le istituzioni, e così via. Normalmente, i vari ambienti sono tra loro collegati e influenzati l'uno dall'altro in un equilibrio non sempre solido. Qualcosa, uno qualsiasi dei motivi prima menzionati, può turbare questo equilibrio. Vediamo cosa può succedere se una relazione si spezza.

11. L'effetto della reazione a catena

Immaginiamo, ad esempio, che un giorno il rapporto coniugale termini tra aspri conflitti e che uno dei due coniugi si trovi sbattuto fuori casa. Chi si trova in questa condizione può tentare di impostare la propria vita anche senza la famiglia, facendo leva sulle altre relazioni, quasi fossero un valido surrogato, ma occorrono serenità, forza e rassegnazione. Se invece la persona colpita non è sufficiemtemente forte per gestire la situazione, avviene che anche le alttre relazioni cominciano a scricchiolare.

12. Il cedimento
Il declino della persona avviene lentamente. Dapprima sarà curato meno l'aspetto fisico e la cerchia di amicizie comincerà a restringersi, poi il  lavoro avrà ricorrenti "stop an go", ci saranno litigi, rivalità e incomprensioni e la carrierà comincerà a scricchiolare. Poi arriverà il licenziamento o l'abbandono del posto di lavoro. E infine la totale indigenza. Pian piano, con un terribile effetto a catena, tutti gli ambienti di relazione si saranna disfatti e tutto intorno al soggetto si sarà formato un terribile isolamento.  La strada allora appare l'unico ambiente sicuro, perchè non offende e non ferisce.

13. Cosa deve fare il volontario

Alla fine, la persona così duramente colpita dagli eventi comprende che manca di tutto il necessario,  che il quotidiano è sempre più precario, che esiste il problema della sopravvivenza, che questa richiede ogni giorno nuovi espedienti e soprattutto che nessuno merita confidenza o fiducia.
In queste condizioni il rapporto del volontario con il senza dimora deve essere impostato a prudenza e sensibilità. Il lavoro da fare è difficile, perche, prima di ogni altra cosa, bisogna abbattere il muro delle esperienze negative accumulate nel passato. Bisogna ricostruire il tessuto delle relazioni, ma possono essere necessari anni e non è detto che alla fine si abbia successo.

14. L'ascolto attivo

Al volontario non basta volere dare il suo aiuto. Deve essere capace di superare la paura di nuove delusioni e la diffidenza che si è accumulata negli anni. Occorre armarsi di pazienza e mettersi in ascolto della persona che si vuole aiutare. Deve essere un ascolto "attivo", un ascolto capace di "provocare" confessioni. Deve venir fuori l'evento che ha distrutto il tessuto delle relazioni. Dapprima si sentiranno solo storie più o meno credibili. Poi comincerà ad emergere a piccoli pezzi il puzzle della vita passata, la storia sepolta.

15. La continuità del rapporto

Il meccanismo più efficace sarà quello di presentare al senza dimora una base di affiddabilità almeno sufficiente ad assicurare la "continuità" del rapporto. Nei primi tempi il senza dimora non vuole dare confidenza, non vuole essere sottoposto a indagini. Sa che può trovare assistenza in molti posti diversi e se il rapporto non lo soddisfa, cambia subito ambiente. Ricordiamo questo aspetto: senza "continuità" il lavoro del volontario diventa inutile.

16. Interessare, incuriosire, sosprendere

Il volontario deve riaprire il canale della speranza e per fare questo deve interessare, incuriosire, sorprendere la persona da aiutare. Ricordiamo le parole della Samaritana che incontrò Gesù al pozzo di Giacobbe: "venite a vedere, ho incontrato un uomo che mi conosce, che sa tutto di me, che mi ha capita". Se sapremo capire anche noi, avremo fatto un passo fondamentale verso il recupero di un nostro fratello sfortunato.



 
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