Il pane della giustizia - Associazione La Speranza

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Il pane della giustizia

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La giustizia del pane spezzato

Ecco una breve sintesi del bellissimo articolo di Enzo Bianchi apparso su La Repubblica del 29 novembre 2014. E’ un quadro spietato sulla nostra indifferenza di fronte alle morti per fame. Ogni anno muoiono per fame nove milioni di persone! Eppure, l’Occidente continua a praticare il suo enorme spreco di risorse alimentari. L’articolo ci obbliga a riflettere sulla domanda: sappiamo ancora ascoltare e praticare il Vangelo che ci invita alla condivisione?.

Enzo Bianchi è un religioso e scrittore italiano, fondatore e attuale priore della Comunità monastica di Bose.

L'espressione "pane nostro quotidiano" o, meglio ancora, "pane di ogni giorno", contiene anche l'idea della "misura": mensura cibi , come recitano le regole monastiche. Sì, c'è una quantità stabilita e limitata di pane da mangiare, proprio perché lo si possa spezzare e condividere così che tutti ne abbiano.
Oggi, in tempo di opulenza, non siamo più sensibili alla "misura", se non per ragioni dietetiche; ma in tempo e in luoghi di miseria a troppi poveri manca la possibilità di avere la "misura" necessaria di cibo. Capiamo allora perché il pane è sempre "nostro", non è mai "mio". Ora, se è "nostro" è anche "loro", perché appartiene a tutti: alla tavola del mondo tutti sono convocati per mangiare e bere insieme. Mai senza l'altro a tavola, perché essa è la vita, è convivio, luogo del con-vivere.

Pensare e vivere il cibo come alimento condiviso significa comprendere in profondità che ciò che ci fa vivere è il rapporto con l'altro, il dare e il ricevere il cibo, non il semplice appropriarsene e consumarlo.

Si può quindi affermare che "il cibo siamo noi". Questa espressione suggerisce due approfondimenti complementari. Da un lato significa che se noi, come ogni essere animale, "siamo quello che mangiamo", in quanto umani "siamo" però anche "come mangiamo": la cura con cui ci procuriamo e cuciniamo il cibo e le modalità in cui lo consumiamo costituiscono parte integrante del nostro nutrimento e ne influenzano il conseguente metabolismo.
Per questo il momento dell'assunzione del cibo dovrebbe sempre rivestire un carattere sacro-culturale ed essere accompagnato da un ringraziamento per quanto ricevuto e da una concreta condivisione della gioia del pasto. D'altro lato, se "il cibo siamo noi", allora ognuno è anche alimento dell'altro, lo nutre, lo fa vivere.
Oggi, nei nostri paesi dell'abbondanza viviamo un paradossale capovolgimento: noi sottraiamo a quanti patiscono la fame  -  vicini o lontani da noi  -  non il cibo che mangiamo, bensì quello che sprechiamo!    
 
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